Non è mai troppo tardi

new-lifeQuel 14 ottobre 2014 a Milano stavo seduto in uno dei divanetti nella hall dell’hotel dove si sarebbe tenuto il colloquio per il CRP 2015. Intorno a me decine di ragazzi e ragazze, outfit rigorosamente business ed occhi sfuggenti ed intimoriti, compresi i miei. Nei minuti precedenti la chiamata “tutti al piano di sotto, si inizia!” avevo intrapreso uno dei miei sport preferiti, il people watching. Ed osservando – chi di sfuggita, chi più a lungo – tutte le persone stavano condividendo con me il nervosismo dell’attesa in quella hall, un pensiero mi balenava in testa: “Ma sono il più vecchio qua dentro???

Ebbene sì, perché alla soglia dei trent’anni, ogni tanto il pensiero di essere troppo vecchio per certe cose si fa sentire. E nel momento in cui ti poni questa domanda, allo stesso tempo ti trovi a riflettere velocemente sul passato e a chiederti “ma perché non l’ho fatto prima? Magari sei, sette anni fa…”

Ma andiamo con ordine…

Il diploma, poi gli studi universitari da pendolare. La laurea triennale, poi la magistrale. Niente Erasmus. Un lavoro arrivato a pochi giorni dalla conclusione degli studi, a pochi chilometri da casa, due anni e mezzo di contratto che filano via lisci, anonimi e routinari. Casa-lavoro-palestra-weekend-casa. In un paesino della provincia trevisana dove le fabbriche ed i campi la fanno da padrone. Un posto che ci si mette poco a sentire stretto addosso.

E nel frattempo vedevo gente che andava, partiva, tornava, viaggiava, raccontava esperienze che ad ascoltarle ti lasciano dentro un misto di ammirazione e di invidia. Ed ho iniziato a pensare “ma perché io no?”, ma ogni volta dieci secondi dopo ricacciavo quel pensiero nell’angolo più remoto del cervello e tornavo a fare la vita normale di sempre, perché “si fa così”. Lavorare, guadagnare, risparmiare in previsione di un futuro dove un giorno dovrai comprare una casa, arriverà il mutuo, forse i figli, allora dovrai cambiare macchina e prendere la station wagon, e poi c’è la crisi, sono tempi duri questi…

ALT!

Perché mai a 24 anni dovevo iniziare ad immolare la mia vita, sacrificandola ad un ipotetico, standard, ma quanto mai fumoso e non ben traveller_01definito futuro tutto italiano? Perché per una volta non potevo vivere il presente come lo volevo? D’altronde di vita ne abbiamo una sola, e gli anni che passano non hanno la clausola soddisfatti o rimborsati… Ed è così che a 27 anni ho deciso di fare quello che volevo fare da tempo: partire e scoprire cosa c’è “di là”.

Credo che molte persone che alla soglia dei trent’anni si trovano a prendere decisioni simili per la prima volta devono combattere contro un certo senso di inadeguatezza dovuto al fatto che da un lato non è raro condividere l’esperienza con persone che possono avere anche dieci anni in meno (e nulla vieta che quel ragazzo/a molto più giovane possa pure essere il tuo capo…) e dall’altro lato ci si trova a dover trovare degli escamotage per rispondere alla solita domanda: “ma non sei troppo vecchio?”.

No, non sei troppo vecchio. Perché le esperienze di vita vanno fatte quando ci si sente pronti, quando capisci che in quel momento le circostanze ti stanno dicendo “ok, vai!”, quando qualcosa dentro ti dice che QUELLO è il momento giusto, senza guardare all’età che sta scritta sulla carta di identità, perché non siamo dei robot usciti da una fabbrica fordista. Siamo tutti diversi: c’è chi prende la propria vita in mano giovanissimo con dei progetti ben definiti, c’è chi mai e poi mai si sposterebbe dalla propria città, c’è chi ha mille progetti in testa ma per i più svariati motivi non ha la possibilità di portarli a termine.

Ma quando arriva l’opportunità di dare una sferzata alla tua esistenza e senti fermamente che è l’occasione giusta, se la vita in quel momento te lo permette, fallo! Non guardare la data di nascita, fallo e basta.

Non è mai troppo tardi.

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